Un meccanico con molta fantasia mette le mani su due giapponesi epiche: nasce un mostro a 5 cilindri che fa tremare l’asfalto.
Il troppo stroppia, diceva un vecchio adagio. Ed è un principio che vale per monti, ma non per Allen Millyard: uno che non è uno che si accontenta mau. Nel 2005 ha preso due Kawasaki KH500 e ha fatto l’impensabile. La KH500 era già una moto pericolosa, tanto che la chiamavano “creatrice di vedove”. Figuriamoci cosa può uscire unendone due.

Il proprietario Pip Davidson ci tiene a precisare: la cilindrata è 883cc, non 850 come dicono in giro. Dettagli che fanno la differenza quando si parla di mostri meccanici. Millyard ha tagliato i carter e li ha riassemblati, poi, a messo un cilindro al centro, due a sinistra e due a destra. L’albero motore l’ha rifatto da zero, con un ordine di accensione che sembra un codice segreto: 1-5-2-4-3. Per l’olio servivano due pompe, le camere di espansione le ha saldate a mano, poi le ha cromate. Un lavoro da matto, non ci viene in mente nessuna altra definizione appropriata
Due giapponesi, una sola belva mecccanica
I numeri non mentono: 109 cavalli alla ruota. La KH500 normale ne aveva 52. Il doppio della potenza significa il doppio del divertimento. O dei guai, dipende da chi guida.

Per non finire al pronto soccorso, Millyard ha messo freni a doppio disco davanti. Ha rinforzato telaio e sospensioni perché la sua idea non solo di creare un mostro, voleva un mostro che si potesse guidare.
La moto sembra quasi normale, se non guardi troppo da vicino. La verniciatura l’ha fatta un altro folle specialista, ma questa volta delle auto d’epoca. Il telaio è verniciato a polvere e il cromo c’è, giusto quanto basta. In sostanza sembra una moto quasi normale, uscita da un normale catalogo degli anni ’70, finché non la accendi.
Davidson non la tiene sotto una teca di vetro ma la usa davvero e ci va ai raduni: fa i suoi viaggi, anche lunghi. È una moto così rara come poche – ne esistono solo tre al mondo – ma che vive una normale vita da molto, amata e guidata
Ogni volta che Davidson gira la chiave, quel rombo racconta una storia di follia creativa che fa venire voglia di sporcarsi le mani e provare a fare qualcosa di diverso. Perché le moto non sono solo mezzi di trasporto: sono sogni su due ruote, e questa Kawasaki è un sogno particolarmente, diciamo così “sonoro”.